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日志


6月30日

Storytellers

Ne è pieno il mondo. E' una rarità non esserlo, o almeno, non avere il piede in due staffe. E' diventata una moda, si vede che la gente ha bisogno di fare così, raccontando ciò che passa per la testa in quel momento, piuttosto che non prendere per il culo il prossimo. C'è chi lo fa, nella convinzione che certe omissioni facciano andare meglio le cose, altrimenti nascerebbero incomprensioni, richieste di spiegazioni interminabili, e così si tende a parlare in un modo e ad agire in un altro.
Ascolta ciò che dicono, ma credi a ciò che fanno.
E' triste. Lo è, quando lo vieni a sapere da altri. Che le cose non sono andate esattamente come ti era stato detto. Lo è ancor di più, quando sei importante solo nel bisogno. Di altri, s'intende. Il proprio bisogno non può esigere qualcosa, deve aspettare o deve arrangiarsi da solo. Il campionario è vastissimo, è un terreno talmente fertile che potrebbero farci una raccolta, tipo quello che gira per mail ogni tanto, riguardo le note agli studenti, o gli strafalcioni in sala d'attesa dal medico.
L'apice viene raggiunto quando, ci si rimpallano le cose, o quando il bianco diventa nero, o quando si mettono in bocca di altri, frasi mai dette. La tua impotenza diventa maestosa. D'un tratto diventi un bastardo, un infame, un bamboccio. Se non si riesce a parlare per capire cosa è successo, cominci a pagare in qualche modo, e ne subisci le conseguenze. C'è chi manda a fanculo in queste occasioni, chi gode di una tale considerazione, da poterselo permettere, sapendo che la reazione forte, farà scattare una parte di quella sensibilità, di ragione, che c'è in ognuno di noi. E non sarai più tu a cercare, ma a essere cercato. Sarai tu che ascolterai e non chiederai di essere ascoltato. Chi è troppo accondiscendente, alla fine, ci rimette sempre.
Chi semina zizzania, dovrebbe raccogliere tempesta.
Se uno si sente bistrattato, alla fine non dovrebbe avere tutti i torti. Non si ha idea di quanto incida, l'abitudine di raccontare cazzate alla gente. Bisogna essere bravi sai, a ricordarsi di tutto.
...
 
Il testo continuerebbe, ma poi andrebbe fuori tema eccessivamente.
La banalità, la frequenza con la quale senti sempre le stesse cose, è disarmante.
Se c'è una cosa che mi da molto fastidio, è l'indifferenza.
 
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6月22日

The hunting party

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"Una monetina a te
una a te
una monetina pure a te
così fanno 3
Una monetina per questa serata che non può finire
una per trovarti
e l'altra per sparire
Una monetina a te
una a te
un'altra monetina pure a lei
così fanno 6
Una monetina per poterti
dare quello che mi hai chiesto
Una per un viaggio...
Ancora non è tutto...
Una monetina per il Chiapas
Una per Filippo che è partito per Caracas
milioni di monete per il sogno di una terra dopo il mare
per chi malgrado tutto continua a navigare
Una monetina per la Cina
Una per il ponte sullo stretto di Messina
sperando che il calore della terra siciliana
possa sciogliere la nebbia fissa in Valpadana. . .
 "
 
Ricorda vagamente Rotolando verso sud dei Negrita.
6月18日

On y va

Allons enfants de la Patrie,
Le jour de gloire est arrivé!
Contre nous de la tyrannie,
L'étendard sanglant est levé!
L'étendard sanglant est levé!
Entendez-vous dans les campagnes
Mugir ces féroces soldats?
Ils viennent jusque dans nos bras
Egorger nos fils et nos compagnes!

Aux armes, citoyens!
Formez vos bataillons!
Marchons! Marchons!
Qu'un sang impur
Abreuve nos sillons!
6月15日

ClanDestino..

E' la fine di un'epoca, era nell'aria che qualcosa l'avrebbe sancita, non aveva neanche senso che continuassi a essere così, non essendoci più quell'armonia iniziale. E' stato inaspettato, sono rimasto senza parole e subito c'è stata l'incertezza basata sul fatto di voler ristabilire un equilibrio. Ci ho pensato su qualche giorno, poi ho messo in soffitta il pensiero. Capita ancora di fare certi movimenti abituali riconducibili solo a qualche settimana fa.
 
"Ognuno di noi ha il suo ruolo, il mio credo sia una via di mezzo, ne troppo esposto ne troppo nelle retrovie. Un po' come abitare in un palazzone di tanti piani senza ascensore, nel quale la gente che abita all'ultimo passa per forza da me che sono in mezzo, sia per salire che per scendere. Complicato da spiegare, ma quando non si è troppo forti, ma neanche troppo deboli, si sente tutto quanto sulla pelle. Vorresti alzare una mano per sbracciarti, per far notare la tua presenza, per dire che sei lì, che qualcosa lo stai facendo pure tu, non sei proprio inutile in quella posizione e vorresti partecipare al gioco come gli altri. Invece vieni travolto e schiacciato senza alcun ritegno, sbattuto in un angolo e retrocesso di innumerevoli posizioni. Reagisci con un "Vai a fanculo!", lo dici con rabbia, quella che ti porta la delusione. Stavi così bene nel tuo anonimo posticino, che non pretendevi altro di meglio.
 
Una vita da mediano
a recuperar palloni
nato senza i piedi buoni
lavorare sui polmoni
una vita da mediano
con dei compiti precisi
a coprire certe zone
a giocare generosi

sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n'hai stai lì
una vita da mediano
da chi segna sempre poco
che il pallone devi darlo
a chi finalizza il gioco
una vita da mediano
che natura non ti ha dato
nè lo spunto della punta
nè del 10 che peccato

sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n'hai stai lì
stai lì
sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n'hai
finche ce n'hai
stai lì
una vita da mediano
da uno che si brucia presto
perché quando hai dato troppo
devi andare e fare posto
una vita da mediano
lavorando come Oriali
anni di fatica e botte e
vinci casomai i mondiali

sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n'hai stai lì
stai lì
sempre lì
lì nel mezzo
finchè ce n'hai
finchè ce n'hai
stai lì.
 
Il gioco ora, si è spostato in un'altra zona del campo, dove non ci sei.
O vai incontro all'azione, o aspetti che la palla arrivi nel tuo raggio di competenza.
Devi decidere cosa fare però.
Non fermarti adesso, perchè se poi ti sostituiscono, cosa fai?"
 
ClanDestino poi..
6月10日

Zuberbühler

"Il tesoro di ognuno di noi,
sembrerà banale,
sono anche gli amici.
Puoi anche avere un sacco di cose,
ma non te ne fai nulla se non hai nessuno con cui condividerle."
6月5日

La Pirri

C'era un tempo in cui ogni tanto andavo in un maneggio.
Là mi aspettava ogni volta un cavallo, o meglio, un pony. Era una festa il solo pensiero di andarci, mi piaceva. Quante passeggiate ho fatto, e quanti anni sono passati dal primo giorno. Ho sempre fatto fatica a guardarla negli occhi, dal gran folto della criniera che le cadeva puntualmente sul muso. Fino a quando riusciva a reggere il mio peso, spesso le salivo in groppa e si partiva a passo lento, oppure camminavo al suo fianco. Poi è diventata anziana anche lei insomma, e certi sforzi era meglio evitarglieli. Nella scuderia, il suo box era uno degli ultimi sulla sinistra: prima di arrivare, dovevo passare davanti a un enorme purosangue scuro, non tanto socievole con chiunque passasse davanti. Direi che il rumore assordante degli zoccoli contro l'inferriata, mentre scalciava, ce l'ho ancora presente. A volte mi preoccupava passarci così vicino, chi mi diceva che il cancellino era stato chiuso anche quella volta? E' che in un attimo avrebbe potuto sbattermelo addosso, se solo fosse stato accostato. Entravo sempre con passo svelto là dentro e nell'uscire, guardavo sempre che si fosse calmato. Di solito non mi considerava mentre uscivo, chissà perchè. Fuori poi, sistemavo tutto il necessario e si partiva. Maculata, bianca e marrone.