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日志


5月31日

Signal d'appel

Un bicchiere pieno a metà, è mezzo pieno o mezzo vuoto?
La zebra è bianca a strisce nere, o nera a strisce bianche?
E così via all'infinito, potrei continuare.
Ogni cosa è soggettiva, ma esiste comunque una linea di condotta, che poi sia la mente umana a distorcere il significato allontanandosi dalla normalità, questo è un altro discorso. Esistono le vie di mezzo, ma non prendiamoci tanto per il culo per delle sottilezze.
Non so ancora cosa possa succedere, quasi non realizzo ancora, ciò che mi circonda.
"Guarda che è normale, dopo quello che mi hai detto, non ho dubbi, capisco, si sente ma si vede anche comunque. Tu però, non ti preoccupare per questo, adesso non è importante. Pensa a quello e speriamo che si sistemi tutto, ok?"
Se solo con un episodio, la reazione è stata questa, cosa sarebbe successo con tutto il rimanente?
E' periodo di superamento limiti vedo.
 
"Gli amici sono quelle rare persone che ti chiedono come stai e poi ascoltano persino la risposta."
5月27日

Refill

Tutti i livelli sarebbero da rimboccare un po', sono entrato in riserva.
La lucina che lampeggia, ora è quella arancione. Bisogna prestare attenzione a non rimanere a secco. Forse credo che il tempo sia passato troppo in fretta per adattarmi, o magari sono stato io a non accorgermi di niente, mancanza di cognizione. E' che nell'inverno appena passato sono riuscito a non prendere mai il raffreddore, come invece mi è sempre capitato. E' strano, io che gli sbalzi termici li sento molto, non aver avuto nessuno sfogo. Alla faccia di tutti quelli che mi hanno sempre detto di dover riconoscere il fatto di essere un po' allergico a qualcosa, in primavera soprattutto. Invece ho resistito a tutto quanto, più o meno, ma lo sforzo adesso sta presentando il conto sotto vari aspetti. I creditori sono molteplici e non tutti sono magnanimi nei miei confronti, non penso che potrò usufruire di qualche favoritismo, o sulla fiducia o sulla riconoscenza, o semplicemente solo sulla bontà di qualche anima.
"Quando ero piccolo, avevo un salice piangente, sotto il quale andavo a sedermi spesso. Così, un po' per terra, un po' a guardare i rami penzolanti, a godere di quell'ombra che crea la chioma con quei suoi rami così lunghi. Mi piaceva sentire il fruscio delle foglie quando c'era vento, pareva di stare sotto a una cupola e quando pioveva non si correva il rischio di bagnarsi. Immaginavo di essere in un prato immenso, e tra i tanti alberi, essere vicino a un salice immenso, sulle sponde di un lago. Poco più in là, c'era una barca di legno legata al molo.."
 
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5月21日

E' per cani

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Me lo sono fatto mio. Era abbandonato a se stesso.
 
"Forse già lo sai, che a volte la follia, sembra l'unica via, per la felicità."
5月17日

La Gaussiana

Può sembrare anacronistico, provenire da un mondo parallelo, dove qualcuno ha il coraggio di urlare il disagio diffuso. Ho letto un intervento in un blog, uno sfogo di un venticinquenne che lamenta le proprie difficoltà. Ma chi ha ragione, Aristotele o Schopenhauer con le loro teorie? Credo che la risposta dipenda dal momento dell'individuo. A leggerla viene da dire che ha ragione, si sorride, ci si sente vicini in alcune cose, si provano le stesse sensazioni. Ma io, quanto vicino, o lontano, sono con le mie idee? Mi è venuta in mente la curva di Gauss.
 
"Noi che non abbiamo un nemico contro cui combattere. Noi che non abbiamo montagne dove andare a dare il nostro contributo alla libertà, né pianure che ci diano la possibilità di agire, tutte invase dal cemento come sono ora. La nostra battaglia la dobbiamo davvero combattere dietro lo schermo di un freddo e alienante computer? La vita è bella ma il mondo è brutto, la società attuale ci stritola, non ci da fiducia né speranza. I rapporti interpersonali poi sono un disastro, sono tutti guastati dal sistema che li frammenta e li rende freddi, facendoci diventare incapaci di comunicare tra noi giovani, tra chi è dedito a fumarsi dei cannoni, chi si è perso nel mondo dell'informatica, quei pochi che hanno un lavoro decente la maggior parte delle volte lo hanno ricevuto tramite delle "amicizie". Ormai è non è più possibile far niente perché il sistema ce lo impedisce. La società in cui viviamo è una merda. Solo che voi potevate combattere (chi come voi aveva coraggio), noi no, dobbiamo solo subire. Non ci credo che i partiti risolveranno questa situazione. Ma allora dico io, obiettivamente, qua stiamo andando allo sfacelo, cosa dobbiamo fare noi? Io non mi arrendo, non penso che fare un lavoretto, (ammesso che lo trovi), scambiare qualche parola con le persone che conosco e bere birra il fine settimana mi farà sentire meglio. Non mi arrendo a divenire ingranaggio. Eppure io ci ho sempre creduto nell'etica del lavoro, nel rispetto dei ruoli e delle competenze, però oggi questa concezione non è più ricompensata dai fatti. Perché comunque alla fine non ti lasciano neanche le forze per giocarti le tue carte con una ragazza. Non ce la faccio a trattenere il fiato ed immergermi in questo mare, perché tanto so che comunque anche se all'inizio mi abituerò alla situazione e forse mi piacerà anche (la mancanza di ossigeno infatti può dare un'iniziale benessere), poi il fiato finirà e allora vorrò uscire. Intorno a me vedo cemento che avanza ovunque e non voglio finire oppresso (come in gran parte già siamo) da centri commerciali, outlet, villette a schiera e amenità varie. Io penso che la vita sia un'altra cosa. E voi lo sapete meglio di chiunque altro. So che queste parole che dico potranno sembrare esagerate e allo stesso tempo scontate. Io personalmente non vedo molti elementi per essere fiducioso però spero che voi possiate indicarmene qualcuno. Da parte mia c'è solo una volontà: quella di combattere, spero che dall'alto della vostra posizione possiate darmi consiglio su come impiegare i miei anni futuri."

Quindi se avete capito il concetto di gaussiana, non è tanto importante capire se un parametro è vicino alla media della popolazione, quanto se ne è talmente lontano da avere pochissime probabilità di essere sani.

5月14日

Cosa, è veramente importante?

Spesso si perde il senso della misura, si comincia a dare importanza a cose che in realtà non ne hanno, se non in maniera decisamente minore. Si crede di fare la cosa giusta, di stare dando il giusto valore a tutto ciò che ci circonda. Ma non sempre è così. Basta un niente per accorgersi che tutte le certezze di cui andiamo sicuri, sono minacciate seriamente in un qualche punto nevralgico. Ti rendi conto di questo, quando dal cielo piove qualcosa di inaspettato, duro, violento. Hai paura che la storia si ripeta, a distanza di anni. In questi giorni sono riaffiorati ricordi che ormai erano stati archiviati. Poi, ci si guarda negli occhi, si parla del Bologna e di tutto il resto. Esci da lì che non hai più voglia di parlare con nessuno, guardi in basso e te ne freghi se per ore non ti sei interessato di sapere se qualcuno ti ha cercato al cell. Lo farai a casa sì e no. Arrivi ad un certo punto che sei stanco, come se fossero giorni che non riesci a dormire. Ma non hai fatto niente di che, alla fine. Cerchi qualcuno che abbia voglia di uscire, vorresti che capisse subito che mi andrebbe bene anche ascoltare e basta, che mi accendesse l'interesse con qualcosa che possa distrarmi. Qualcuno nei giorni scorsi mi ha detto che non dovremmo mai usare, quando parliamo, le parole ma e però. E' così e basta, cosa serve dire qualcosa se poi dopo giustifichiamo in un certo senso, il nostro discorso. Forse ha ragione.
Quindi, con il braccio aperto come fosse steso su un tavolo, spazzi via tutto e guardi cosa rimane, cosa ha radici profonde da resistere. Poi ti volti di là, verso il mucchio creatosi da una parte, e con le dita vai a ravanare a caso.
L'altra mattina per un soffio non sono stato travolto da una station wagon, e io pur avendo la precedenza, non mi sono preoccupato del fatto che potesse tirare dritto. L'ha fatto, non so se si è fermato lui o l'ho scansato io. Ho sterzato bruscamente perchè non avrei fatto in tempo a frenare. Mi sono spaventato, ero sicuro che mi venisse addosso. E poi, massacrato di calci alla partita di calcetto, sono pieno di lividi e graffi soprattutto nella gamba sinistra, la mia.
Ma tutto assume un livello di importanza a seconda di come si sviluppa: se mi fosse venuto addosso, non so cosa mi sarebbe successo, così come se mi avessero rotto una gamba.
Allora.. in alleggio?
 
5月10日

Zero51

Faccio sempre così. Natale, compleanno, o qualche altra occasione, è comunque la stessa cosa. Tutto lì, sulla scrivania, per settimane, fino a quando qualcosa non mi dice di spostare una delle tante cose, al suo posto. E così piano piano sparisce tutto. Mi piace vedere tutto ammucchiato. Apparentemente niente lega i vari oggetti, spaziano molto. Poi ho i sacchetti appoggiati per terra, ma è come se fossero fosforescenti e risaltano subito quando entro. C'è caso che tenga tutto lì, come per prolungare il periodo, come se ogni volta volessi credere che quelle cose siano arrivate solo ieri. Mantenere quel clima per qualche giorno in più.
Sono i regali che mi hanno fatto. A volte li fisso, uno per uno. E penso a chi me l'ha dato, al momento in cui mi ha guardato porgendolo verso di me. Alcuni hanno anche un significato logico, basato su qualcosa che ho detto io, o su quello che faccio abitualmente, un regalo-gag insomma. Questa volta mi aspettavo, o meglio, temevo che potessero arrivarne di un certo filone, ma mi hanno graziato.
Mi è stato chiesto come mai anche quest'anno nessuno ha mantenuto la promessa di farmi provare l'emozione di avere tra le mani il set da golf per l'ufficio..
5月5日

Hai un momento Dio?

"Ciao! Buon compleanno!"
"Ah, ciao! Grazie, te lo sei ricordato."
"Certo, avevi paura non me lo ricordassi più?"
"No, però tra tante cose, può capitare."
"Allora, come festeggi, hai già deciso?"
"C'è poco da festeggiare.."
"Come oh, cosa sono questi discorsi? Qua si va al mare lo sai?"
"Sì, ma non.."
"Dai, con gli amici, da qualche parte!"
"Senti, è inutile che ci giri tanto intorno."
"Cosa vuol dire?"
"Ricordi il referto di quell'esame che aspettavo?"
"Sì, ma ti hanno già detto qualcosa?
".. Mi hanno detto che ho un tumore maligno, martedì mi operano."
 
Era il giorno del suo compleanno.
E' mio cugino.
Stavo mangiando, il mio pasto è finito lì.
5月4日

Di aprile tengo..

  • quel giorno che ho incontrato molti miei amici per puro caso
  • la cena di quella sera
  • frase del mese 1: "hai presente quello con i baffetti del film Mary Pompins?"
  • giro in bici con i vecchi amici
  • il ritorno sui campi da calcetto
  • frase del mese 2: "Suona il telefono, mi guardi chi è che non ne ho voglia?" "Allora.. è la Casa Bianca.. Cosa devo fare? Rispondo?"
  • le tante piccole grandi cose che poi non valuto come dovrei